mercoledì 13 febbraio 2008

Alimentazione sana

Alimentazione e salute
di Tiziano Taboga

“Il valore di un alimento non consiste nella sua composizione chimica, bensì nel suo grado di digeribilità. L’alimento indigesto, invece che nutrire, intossica”.
“L’organismo utilizza solo quello che digerisce e non quello che mangia”.

Così scrive Manuel Lezaeta Acharan nel suo libro “La medicina naturale alla portata di tutti”.
Queste affermazioni racchiudono il grande pregio di superare l’aspetto chimico degli alimenti cercando di avere una visione dell’alimentazione più biochimico, più fisiologico, andando a verificare perciò, non solo la mera composizione dell’alimento, ma la sua reale capacità nutritiva data dalla sua assimilazione e dalle eventuali interferenze con gli altri alimenti.
La dietologia classica, infatti, non prende in considerazione le possibili interferenze a livello digestivo ed assimilativo di cibi assunti contemporaneamente.
Se osserviamo i nostri processi digestivi ci rendiamo subito conto della differenza di digestione tra un amido ed una proteina, tra un frutto ed un grasso concentrato, ecc.
Queste osservazioni hanno portato alla formulazione della teoria delle combinazioni o compatibilità alimentari per favorire la digestione e l’assimilazione dei cibi, senza affaticare l’apparato digerente e l’organismo in generale. Da problemi di assimilazione e di tossiemia possono derivare obesità come magrezza eccessiva, problemi legati direttamente all’apparato digerente (stipsi, gastrite, ecc.) oppure indirettamente (cefalea, stanchezza, raffreddori, bronchiti, ecc.). Questo accade perché le diverse esigenze digestive dei diversi alimenti mal combinati causano rallentamenti, fermentazioni e putrefazioni intestinali e stati intossicativi con la conseguenza di una disbiosi intestinale (aumento della flora batterica patogena). Inoltre va ricordato che il nostro intestino è sede di un terzo del nostro sistema immunitario, quindi è importantissimo che questa parte del nostro organismo funzioni a dovere.
Quindi per facilitare il compito della digestione al nostro organismo dobbiamo cercare di comporre i pasti associando cibi con analoghe modalità di digestione.
Le verdure crude vanno sempre mangiate in apertura del pasto per una serie di motivi: a) transitano più velocemente degli altri cibi; b) favoriscono l’assorbimento di acqua fisiologica, sali minerali e vitamine che attivano gli enzimi digestivi; c) è più facile raggiungere un senso di sazietà con una quantità più limitata di cibo che farà seguito alle verdure; d) la motilità gastrica e intestinale risulta particolarmente stimolata da alimenti ricchi di fibre e poveri di grassi quali le verdure crude; e) limita il fenomeno della leucocitosi digestiva.
La frutta va mangiata lontano dai pasti per la presenza di zuccheri che tendono a fermentare in modo tale che la sua digestione non sia ostacolata dalla contemporanea presenza di altri cibi nello stomaco; un’eccezione può essere fatta per la mela che in alcuni casi può favorire la digestione. Dopo la verdura cruda si adotta preferibilmente il piatto unico della nostra tradizione culinaria.
Come corollario alle combinazioni alimentari non bisogna dimenticare alcune regole d’oro:

  • Masticare ed insalivare bene ogni boccone, masticare bene, con attenzione e a lungo aumenta il nostro benessere, durante e dopo il pasto. Non bisogna perdere l’occasione di gustare il cibo finché si trova in bocca. Già un attimo dopo, cioè quando si è deglutito, si sarà perso il piacere. Se si consumano dei liquidi bisogna trattarli come se fossero dei solidi: tenerli in bocca il più a lungo possibile, quasi si volesse masticarli e coglierne tutti gli aspetti: calore, sapore, morbidezza. Le nostre papille gustative definiscono i sapori, il senso olfattivo viene raggiunto anche attraverso la bocca (c’è infatti un passaggio interno), il contatto stesso con la cavità della bocca, con denti e gengive, stimola le terminazioni nervose e dà un senso di maggiore vitalità oltre che di piacere.
  • Non bere durante il pasto.
  • Consumare solo frutta e verdura di stagione possibilmente biologiche biodinamiche.
  • Mangiare la frutta da sola e lontano dai pasti.
  • Non mangiare quando non si ha tempo.
  • Non mangiare guardando la televisione, leggendo o discutendo.

La colazione, nell’ottica igienista fruttariana, non è abbondante, anzi si evita di mangiare o tuttalpiù si fa colazione con frutta fresca; la quantità delle vivande assunte è strettamente correlata all’entità del pasto serale ed all’ora in cui questo è stato fatto.
Inoltre è molto importante rispettare il ritmo dei pasti e delle stagioni per concedere al nostro apparato digerente il giusto riposo, per nutrirci sempre con alimenti che rinforzino l’organismo e lo mettano nelle migliori condizioni per affrontare il clima e gli insulti di ogni specifica stagione ed inoltre perché non rispettando questi ritmi indeboliamo la nostra milza, organo del ritmo per eccellenza secondo la medicina antroposofica, una conseguenza di ciò è l’abbassamento delle nostre difese immunitarie.

Semplificare l’alimentazione
Da quanto detto la cosa migliore sarebbe quella di consumare ogni alimento da solo perché ogni sostanza richiede una diversa e specifica trasformazione per essere assimilata e quindi il fatto di mettere assieme, nello stesso pasto, due alimenti di natura diversa nuoce alle nostre possibilità digestive stressando ed indebolendo funzionalmente l’organismo. Le associazioni alimentari compatibili rispettano i diversi equilibri alimentari indispensabili ad una digestione migliore, ciò comporta un miglioramento generale di tutte le funzioni vitali con risparmio d’energia da destinare all’eliminazione delle tossine e di conseguenza alla riduzione della tossiemia che è tra le cause primarie dell’insorgere delle malattie.
Sarebbe importante che la persona che desidera osservare le regole delle compatibilità alimentari si preparasse da sola i propri pasti per capirne le regole, metterle in pratica ed osservare i risultati.
A livello comportamentale potrebbero sorgere delle difficoltà perché il fatto di mangiare in modo diverso isola dagli altri, la persona si sente estraniata, rifiutata, rispetto al gruppo nel quale vive, per cui potrebbero instaurarsi dei sentimenti di frustrazione con danni più o meno gravi alla psiche.
Cambiare la propria alimentazione non è sempre molto semplice, è consigliabile la gradualità nei cambiamenti al fine di evitare disagi.
Un’obiezione che sovente è posta è che l’uso delle compatibilità alimentari provochi una riduzione delle capacità digestive e che diventa difficile digerire i pasti complessi ai quali un tempo la persona era abituata, però la ventilata riduzione della capacità digestiva non è reale.
Per rispondere a quest’obiezione bisogna tenere presente che tutti gli atti dell’organismo derivano dall’energia vitale di cui disponiamo, il fine al quale tende la disintossicazione è di pulire l’organismo dal sovraccumulo di sostanze tossiche che hanno addormentato moltissimi recettori sensoriali, gastrici ed intestinali, per cui se la persona mangia, beve, fuma può, illusoriamente, stare bene lo stesso perché non avvertendo nessun sintomo, per il momento, poiché la capacità reattiva dell'organismo e dei recettori adatti ad avvisare per via nervosa, che il processo digestivo è difficoltoso, è compromessa perché queste cellule sono internamente intossicate, cioè al loro interno sono piene di tossine che limitano notevolmente la loro attività. Tale illusione dura fino a che l’energia vitale sostiene la persona, tale capacità è limitata e varia a seconda delle forze costituzionali, genetiche, dei diversi individui, però prima o dopo anche la persona più robusta soccomberà, la sua vitalità verrà meno, uno dei primi sintomi sarà costituito dalla ridotta capacità digestiva.
La disintossicazione riattiva gli organi emuntori: fegato, intestino, reni, polmoni, pelle; la membrana cellulare incomincia a scaricare verso l’esterno, verso il sistema linfatico, tutta la porcheria e quando riesce a fare questo e incominciamo a nutrirla correttamente la cellula si risveglia, si attiva, la cellula nervosa che prima era molto intossicata e faceva fatica a dare una risposta improvvisamente si riattiva e quando riceve qualche cosa che non funziona anche gli avvisi aumenteranno.
Se una persona passa ad un regime vegetariano, semplicemente eliminando la carne dalla dieta, ma mangiando gli altri alimenti senza tenere conto delle associazioni compatibili e sostituendo la carne con importanti quantità di cereali, che necessitano anch’essi di una digestione laboriosa, risentirà, lo stesso, di difficoltà digestive. Se le persone, soprattutto quelle dotate di scarsa energia vitale, dopo aver a lungo rispettato le compatibilità alimentari, decidono di ritornare bruscamente ad un tipo di alimentazione non igienista, possono andare incontro ad una sorta di blocco digestivo. L’adozione di uno stile di vita igienista che privilegi le compatibilità alimentari cambia in profondità la suddivisione dell’energia vitale in funzione dello stato di intossicazione e alle potenzialità energetiche di ogni singola persona.
Un’altra obiezione che è posta è che i pasti assunti tenendo conto delle compatibilità alimentari provocherebbero uno squilibrio nutritivo, perché mancanti di uno o più alimenti. Anche in tal caso la risposta è semplice: per garantire l’equilibrio nutritivo è necessario che gli alimenti siano digeriti ed assimilati correttamente, ciò non è possibile se sono associati in modo non corretto, in tal caso si producono veleni che penetrano nel corpo aumentando la tossiemia.
Un’altra obiezione formulata, dalle persone che rifiutano le compatibilità alimentari, è che la maggior parte dei cibi sono complessi, cioè contengono due o tre dei principali nutrienti (glucidi, protidi, lipidi), Mérien analizzando tale questione ritiene che la digestione di un alimento complesso si realizza per secrezioni successive di succhi digestivi, adatti alla digestione di ciascuno dei nutrienti mentre la digestione di un miscuglio alimentare casuale è ben altra cosa avendo gli alimenti costituenti del miscuglio delle esigenze digestive ed enzimatiche opposte. Un alimento complesso è tanto più difficile da digerire quanto più i nutrienti che lo compongono coesistono in percentuali elevate.


Alimentazione naturale

L'alimentazione naturale
di Clelia Gussio Il corpo è lo strumento che abbiamo a disposizione ed è un mezzo molto potente se ben gestito, ciò che lo mantiene è il cibo.
Siccome ogni persona è differente ed unica, la dieta perfetta uguale per tutti non esiste. Ognuno ha un metabolismo diverso e richiede differenti quantità di nutrimento, poiché bisogna tenere conto della sua attività lavorativa, della costituzione, del luogo in cui vive e dello stato di salute in cui si trova. Per esempio, se si è convalescenti o gracili e denutriti, si necessita di un cibo più nutriente, mentre per chi è sovralimentato o ha intossicato il proprio corpo con abuso di farmaci occorre un cibo depurativo.
Il problema dell’alimentazione è quindi una questione individuale. Vi sono però alcune linee di condotta che quasi tutti possono seguire. Per prima cosa, non bisogna essere troppo dipendenti dai sapori, infatti, un cibo gustoso non è necessariamente sano.
Il nutrirsi non deve diventare un’abitudine inconscia, ma dobbiamo osservare con grande attenzione cosa e come si mangia. Assumere grandi quantità di cibo condito artificialmente, troppo raffinato ecc… è deleterio per una buona salute, così come ingoiare con avidità cibo e bibite senza un’appropriata masticazione. Anche l’assenza di riposo tra i pasti, o il mangiare durante situazioni stressanti, porta ad una cattiva digestione. Lo stomaco e il fegato saranno sovraccarichi ed il cibo comincerà a fermentare e a putrefarsi nell’intestino, comportandosi come se fosse un veleno che agisce lentamente, causando febbre gastrointestinale.
Così è necessario cominciare a scegliere una dieta fatta di cibi integrali non lavorati, non raffinati e che non contengano prodotti chimici artificiali.
La maggior parte della gente ignora ciò di cui ha realmente bisogno per nutrirsi e, seguendo indiscriminatamente lo stimolo della fame, mangia solo ciò che è facilmente disponibile, senza considerare la vera necessità dell’organismo.

Praticando una buona nutrizione, ci si può proteggere da molte malattie, rimanere in buona salute e resistere alle infezioni virali.
“Che il cibo sia la tua medicina” sosteneva Ippocrate circa 2500 anni fa, ma anche oggi tale affermazione è più che mai valida.
Il cibo, così come viene descritto nei manuali antichi, si divide in due importanti categorie: quello che purifica e quello che nutre. I frutti, ad esempio, hanno più un valore depurativo, così come i cereali hanno più un valore nutritivo. Bisogna includere entrambi i tipi di cibo nella propria dieta, in modo tale da ottenere ogni giorno un equilibrio nutrizionale tra elementi solidi ed elementi liquidi.
L’alimentazione, inoltre, deve tenere conto anche della stagione in cui ci troviamo. Durante l’inverno, infatti, occorre mangiare minori quantità di frutta perché questa alimenta la sensazione del freddo, mentre in estate è bene aumentarne il consumo unito a quello delle verdure crude e alla diminuzione della quantità di cereali integrali.
Sebbene sia molto salutare mangiare verdure crude e frutta, la dieta equilibrata non è composta solo di cibi che possono rimanere crudi. È impossibile digerire i fagioli se non quando sono cotti e certe verdure contengono alcune sostanze nocive che si eliminano solo con la cottura. Molti cibi crudi irritano le pareti intestinali e provocano la diarrea, inoltre, intestino e fegato non sono in grado di digerire grandi quantità di cibo crudo. Se ad esempio qualcuno tentasse di vivere unicamente con la frutta secca, il suo meccanismo digestivo a un certo punto smetterebbe di funzionare e molte particelle di cibo non digerito, costrette a rimanere nell’intestino per lungo tempo, fermenterebbero provocando gas eccessivo, crampi ed altri problemi gastrointestinali.
È vero anche che se un individuo smette di mangiare carne, ma la sostituisce solo con cibi qualitativamente poveri come caramelle, gelati, pasticcini, questo non è affatto salutare.
È molto importante anche creare un’atmosfera piacevole durante il pranzo ovvero, non bisogna avere fretta o tensione ma, piuttosto, bisogna essere di buon umore, perché anche gli scienziati moderni sanno che il cibo ingerito mentre si è turbati, si tramuterà in tossine. Tutto ciò è in stretto rapporto con la mente, il temperamento, il sistema endocrino ed il corpo. Quando una persona è adirata e tesa non è in grado di secernere abbastanza saliva e succhi gastrici, poiché lo stress, l’ansietà e la collera danneggiano il sistema ghiandolare e le sue secrezioni. Perciò, l’atmosfera che viviamo quando siamo a tavola, è importante quanto il cibo che si mangia. L’allegria che abita dentro di noi è il nostro migliore amico ed il medico più celebre.
Gli antichi formulavano sempre un ringraziamento prima di consumare i loro pasti e questa abitudine è stata parte integrante di tutte le grandi tradizioni. L’aspetto spirituale del mangiare ha anche dei risvolti biologici: porta alla calma permettendo ai succhi gastrici ed alla saliva di fluire e quindi digerire agevolmente.
È meglio assumere del cibo in piccole quantità più volte al giorno, che mangiare abbondantemente soltanto due volte al giorno, come oramai l’uomo moderno è abituato a fare. Lo scopo del mangiare non è semplicemente quello di assumere una determinata quantità di cibo ma, piuttosto, di ricavarne il valore nutritivo.
Un vecchio adagio cinese afferma che, così come la vita viene dallo stomaco, la malattia non può non venire dallo stomaco.
Concludendo ricordiamo le parole di Luigi Costacurta: “La nutrizione naturale è la principale realtà preventiva e curativa che si proietta nel presente e futuro della specie umana".

La digestione è la trasformazione in sangue degli alimenti ingeriti e dipende da diversi fattori, tra i quali:
– La temperatura dello stomaco e degli intestini
– Gli alimenti, subordinatamente alla loro specie, quantità e combinazione.
Una cattiva digestione denuncia dunque una cattiva elaborazione gastrica o una cattiva eliminazione intestinale.
Se la trofologia è lo studio della nutrizione, trofoterepia è la scienza che stabilisce quali sono i cibi più confacenti alla salute del nostro corpo.
Gli alimenti, specialmente quelli non intossicati da prodotti chimici, assunti nelle modalità sotto esposte, partecipano al mantenimento della salute e al suo recupero.

Alcuni concetti trofoterapici
1. Gli agrumi in genere, ossia la frutta acida, devono essere consumati solo a digiuno a mai associati ad altra frutta o cibi in genere.
2. Gli zuccheri (frutta, miele, dolci) non si devono mai consumare a fine pasto.
3. Si deve mangiare la frutta un'ora o mezz'ora prima dei pasti oppure 2 o 3 ore dopo.
4. Le proteine animali (uova, formaggi, pesce, carne) e quelle vegetali (cereali, legumi, noci, ecc.), non devono essere mangiate assieme.
Le proteine devono essere sempre assunte assieme a insalate miste di verdure e ortaggi crudi. Se si gode di buona salute, ad esse possono essere aggiunti stufati di ortaggi (legumi esclusi).
5. Il pasto può essere completato da pane integrale tostato oppure da grissini integrali se in buona salute;
6. È preferibile evitare di mangiare formaggio di sera perché è indigesto.
7. Non si deve mai bere mangiando poiché i liquidi diluiscono i succhi gastrici, diminuendo il potere digestivo.
8. Quando si mangia bisogna masticare ed insalivare molto il cibo, poiché la prima digestione avviene in bocca.
9. È necessario mangiare in stato di tranquillità e serenità d'animo.
10. Per avere una buona digestione è fondamentale tenere conto della compatibilità biofisiologica degli alimenti e quindi conoscere le corrette associazioni.

Alimentazione naturale

L'alimentazione naturale
di Accademia “G.Galilei”

Il corpo è lo strumento che abbiamo a disposizione ed è un mezzo molto potente se ben gestito, ciò che lo mantiene è il cibo.
Siccome ogni persona è differente ed unica, la dieta perfetta uguale per tutti non esiste. Ognuno ha un metabolismo diverso e richiede differenti quantità di nutrimento, poiché bisogna tenere conto della sua attività lavorativa, della costituzione, del luogo in cui vive e dello stato di salute in cui si trova. Per esempio, se si è convalescenti o gracili e denutriti, si necessita di un cibo più nutriente, mentre per chi è sovralimentato o ha intossicato il proprio corpo con abuso di farmaci occorre un cibo depurativo.
Il problema dell’alimentazione è quindi una questione individuale. Vi sono però alcune linee di condotta che quasi tutti possono seguire. Per prima cosa, non bisogna essere troppo dipendenti dai sapori, infatti, un cibo gustoso non è necessariamente sano.
Il nutrirsi non deve diventare un’abitudine inconscia, ma dobbiamo osservare con grande attenzione cosa e come si mangia. Assumere grandi quantità di cibo condito artificialmente, troppo raffinato ecc… è deleterio per una buona salute, così come ingoiare con avidità cibo e bibite senza un’appropriata masticazione. Anche l’assenza di riposo tra i pasti, o il mangiare durante situazioni stressanti, porta ad una cattiva digestione. Lo stomaco e il fegato saranno sovraccarichi ed il cibo comincerà a fermentare e a putrefarsi nell’intestino, comportandosi come se fosse un veleno che agisce lentamente, causando febbre gastrointestinale.
Così è necessario cominciare a scegliere una dieta fatta di cibi integrali non lavorati, non raffinati e che non contengano prodotti chimici artificiali.
La maggior parte della gente ignora ciò di cui ha realmente bisogno per nutrirsi e, seguendo indiscriminatamente lo stimolo della fame, mangia solo ciò che è facilmente disponibile, senza considerare la vera necessità dell’organismo.
Praticando una buona nutrizione, ci si può proteggere da molte malattie, rimanere in buona salute e resistere alle infezioni virali.
“Che il cibo sia la tua medicina” sosteneva Ippocrate circa 2500 anni fa, ma anche oggi tale affermazione è più che mai valida.
Il cibo, così come viene descritto nei manuali antichi, si divide in due importanti categorie: quello che purifica e quello che nutre. I frutti, ad esempio, hanno più un valore depurativo, così come i cereali hanno più un valore nutritivo. Bisogna includere entrambi i tipi di cibo nella propria dieta, in modo tale da ottenere ogni giorno un equilibrio nutrizionale tra elementi solidi ed elementi liquidi.
L’alimentazione, inoltre, deve tenere conto anche della stagione in cui ci troviamo. Durante l’inverno, infatti, occorre mangiare minori quantità di frutta perché questa alimenta la sensazione del freddo, mentre in estate è bene aumentarne il consumo unito a quello delle verdure crude e alla diminuzione della quantità di cereali integrali.
Sebbene sia molto salutare mangiare verdure crude e frutta, la dieta equilibrata non è composta solo di cibi che possono rimanere crudi. È impossibile digerire i fagioli se non quando sono cotti e certe verdure contengono alcune sostanze nocive che si eliminano solo con la cottura. Molti cibi crudi irritano le pareti intestinali e provocano la diarrea, inoltre, intestino e fegato non sono in grado di digerire grandi quantità di cibo crudo. Se ad esempio qualcuno tentasse di vivere unicamente con la frutta secca, il suo meccanismo digestivo a un certo punto smetterebbe di funzionare e molte particelle di cibo non digerito, costrette a rimanere nell’intestino per lungo tempo, fermenterebbero provocando gas eccessivo, crampi ed altri problemi gastrointestinali.
È vero anche che se un individuo smette di mangiare carne, ma la sostituisce solo con cibi qualitativamente poveri come caramelle, gelati, pasticcini, questo non è affatto salutare.

Crudo e cotto
di Loreto Bettanin Il crudismo è un modo di vita e non ha nulla a che vedere con la new-age e similari, in quanto la storia del crudismo è lunga, ricca di sperimentazione e dati scientifici, ma soprattutto si basa sul vissuto umano; dal punto di vista genetico, la nostra biochimica e fisiologia si sono evolute da una dieta di cibi crudi: tutti i processi di digestione e assorbimento si sono evoluti quando l’uomo primitivo si nutriva di cibi crudi, dalla carne, pesce ai vegetali. L’uomo primitivo sebbene potesse controllare il fuoco, non cucinava gli alimenti (prof. Jordon ), e tutt’ora le popolazioni indigene sulla terra consumano alimenti crudi e per minima parte cotti. Per cercare di comprendere perchè l’uomo ad un certo punto della sua evoluzione sia passato dall’alimentazione crudista alla cottura del cibo, bisognerebbe prendere in considerazione parecchi punti di vista. Uno di questi potrebbe essere la visione anatomo-storico-evolutiva, uno potrebbe far riferimento agli studi paleoantropologici (i forti sconvolgimenti metereologici e geologici, es. le glaciazioni del pleistocene indussero l’uomo a cucinare il cibo per crearsi riserve), altri alla paleobotanica ecc., e tutti questi ci aiuterebbero a capire come l’uomo è arrivato alle “ragioni delle tradizioni”. Tutto ciò richiederebbe una trattazione lunga e complessa e quindi mi soffermerò solo sugli aspetti più evidenti del tema crudismo. Ricordo solamente che in seguito agli sconvolgimenti climatici avvenuti tra 200000 e 120000 anni fa l’uomo ha subito l’adattamento alimentare, in quanto non avendo le caratteristiche anatomofisiologiche del granivoro, nè tantomeno carnivoro ha dovuto ricorrere alla cottura per rendere commestibile il cereale e la carne, in seguito estesa ad altri tipi di alimento. Questa deviazione non è stata dettata da una scelta, ma da uno stato di pura necessità che non offriva alternative. Oggi, non è più la necessità di procacciarsi il cibo, ma le errate abitudini, i pregiudizi dietetici e soprattutto la schiacciante pressione dell’industria alimentare, con i suoi condizionamenti pubblicitari, che portano l’uomo (non più guidato dall’istinto) sempre più lontano dalla strada della corretta alimentazione crudista.
E’ innegabile che cuocere gli alimenti ha permesso all’essere umano di utilizzare cibi che possono essere difficilmente digeribili, oltre all’inattivazione di microrganismi dannosi. I cereali , ad esempio, contengono amidi (carboidrati complessi) che a seguito della parziale demolizione della catena carboidratica, grazie alla temperatura elevata, divengono più velocemente assimilabili, crudi invece richiederebbero un maggior tempo digestivo; il crudista però può ricorrere alla germinazione o alla destrinizzazione in acqua, come dimostrato da Kellog, Langworth e Devel. Possiamo ricordare, inoltre, che della cottura neutralizza l’antitripsina e l’avidina dell’albume dell’uovo; per il resto la cottura è più legata a motivazioni psicologiche, ai profumi, al gusto, alla preparazione del cibo, all’estetica. Gli alimenti cotti si prestano di più a manipolazioni e all’aggiunta di condimenti ricchi o speziati perchè, nel corso della cottura, hanno perso il loro sapore iniziale e sono divenuti insipidi, ma ciò va al di là delle giuste necessità nutrizionali e appartiene al campo di quelle distorsioni del gusto che la civilizzazione ha forzato.
Certo è che la cottura distrugge gran parte delle sostanze enzimatiche (oltre 800), che concorrono ad una buona digestione e ad una corretta assimilazione dei nutrienti; questo accade perché dopo i 50°C gli enzimi (strutture proteiche), che catalizzano le reazioni biochimiche della digestione, vengono distrutti e non possono dunque più aiutare l’organismo nella digestione. Il Dott. Edward Hovell (che molto probabilmente è l’autorità sugli enzimi più competente a livello mondiale) afferma che ogni persona alla nascita ha una dotazione limitata di enzimi; consumando rapidamente la nostra riserva di enzimi, accorciamo la durata della nostra vita, indeboliamo il nostro sistema immunitario e il corpo si ammala facilmente. Il Dott.Howell aggiunge: “L’abitudine di cuocere il cibo e di lavorarlo con additivi chimici, l’uso di alcool, droghe e farmaci e junk food ( cibo di nessun reale o poco valore nutritivo, come patatine, merendine ecc.) consumano una gran quantità di enzimi dalla nostra riserva limitata. Gli enzimi del cibo forniscono molti degli enzimi digestivi che il corpo dovrebbe prelevare dalla sua riserva limitata se si mangiano cibi cotti. Quando si è vissuto per molti anni con cibi cotti, è facile che la riserva di enzimi si sia esaurita. Se ciò avviene il sistema digestivo userà gli enzimi metabolici per assistere la digestione.
Una carenza di enzimi metabolici, che il corpo usa per funzionare, causerà serie malfunzioni di organi, ghiandole, nervi ecc. Quando la carenza di enzimi metabolici diventa grande, il corpo inizia a deteriorarsi. Scaldare cibi oltre i 46°- 49° distrugge tutti gli enzimi (e le vitamine) e forza il corpo a esaurire le sue riserve di enzimi. Questo causa una dilatazione degli organi digestivi, specialmente del pancreas. Cibi e bevande bollenti nuociono agli enzimi nello stomaco. Gli enzimi sono gli ingredienti attivi che curano la malattia, sono il nucleo centrale del sistema immunitario e sono necessari per mantenersi in salute. E’ l’attività enzimatica che fa funzionare il cervello e rende agevole il lavoro meccanico della memoria: è ciò che mantiene in vita il nostro corpo.
Cuocere il cibo porta alla distruzione in alta percentuale delle vitamine contenute nei cibi: ad esempio le vit. A,C,B1, D in quanto termolabili vengono eliminate (vit.C destrutturata a 60°C, gli enzimi già a 50°C); i sali minerali precipitano e divengono meno utilizzabili. E’ innegabile lo svantaggio dovuto a tali modificazioni chimico-fisiche, le quali limitano notevolmente il potere nutritivo dei cibi. Gli alimenti freschi e crudi posseggono un quantitativo di vitalie, quali enzimi, auxoni, fattori del saprofitismo eubiotico ( definizione del prof. Pecchiai), oligoelementi, vitamine e altro, utilissimi ai processi biologici umani, non ultimi i meccanismi di riparazione e difesa dell’organismo indispensabili a contenere lo squilibrio organico e la conseguente malattia. L’organismo riconosce, anche dopo millenni di deviazioni alimentari, gli alimenti vivi (che consentono di mantenere integro il patrimonio di vitalità) da quelli morti. Vedremo successivamente, in modo più approfondito, come la cottura altera i vari nutrienti, rendendo i cibi morti.
Ora invece, per rendersi conto di quanto la cottura possa essere un disagio per l’organismo basta ricordare gli studi venticinquennali di scienziati, quali il dott. Kuschakoff e collaboratori di Losanna, in merito alla “leucocitosi digestiva”, su migliaia di persone e su sè stessi. La leucocitosi postprandiale è quel fenomeno che si evidenzia con un abnorme aumento di leucociti nel plasma (da 5-6 mila per mm3 a 18-20-30mila) dopo un pasto a base di alimenti cotti. Tutto ciò si verifica nell’arco di 30-40 minuti per rientrare dopo circa 2-3 ore. Siccome la funzione principale dei globuli bianchi è la difesa da organismi estranei e patogeni, il verificarsi della leucocitosi digestiva ci aiuta a capire come i cibi cotti siano avvertiti dall’organismo come agenti estranei, simil-tossici, contro i quali l’organismo attiva i consueti meccanismi di difesa. Tale fenomeno assume le caratteristiche simil-leucemiche transitorie e siccome l’abituale nostra alimentazione è prevalentemente cotta, se non stracotta, e si ripete minimo tre volte al giorno, è legittimo ipotizzare che nel tempo ci siano delle conseguenze e alterazioni, come rilevato da Kuschakoff. Il nostro organismo considera innaturale e pericolosa ogni materia vivente sottoposta a radicale trasformazione molecolare, anche quella che avviene con la cottura, in quanto le sostanze cotte subiscono trasformazioni chimiche irreversibili.
Interessante è notare che tutta questa manifestazione leucocitica non si manifesta quando si assumono cibi crudi, in particolare vegetali freschi, e se assunti prima del pasto cotto riescono a limitare la leucocitosi digestiva (proviamo a rifletterci un pò!). Anche il medico italiano Lusignani, dell’Università di Parma, si era occupato dei meccanismi fisiologici che innescano o sospendono la leucocitosi digestiva, dimostrando che queste variazioni leucocitarie sono dovute a meccanismi nervosi centrali e periferici che, regolando il calibro vasale, determinano, attraverso vasocostrizione o vasodilatazione, l’aumento o la diminuizione dei leucociti. Il nostro organismo reagisce con un rilassamento delle pareti vasali ( e una conseguente diminuzione di globuli bianchi o leucopenia) all’introduzione di cibo crudo, non considerato dannoso dall’intelligenza dell’organismo. L’uomo, quindi, sebbene faccia cuocere i propri cibi da alcune decine di migliaia di anni (ma per milioni di anni è stato crudista) non ha sviluppato alcun adattamento anatomofisiologico al cibo cotto; infatti gli alimenti cotti continuano ad essere rifiutati dall’organismo mediante l’azione di rigetto della leucocitosi postprandiale. L’uomo è l’unico animale che sottoponga a cottura i propri cibi, depauperando così il suo capitale energetico (la leucocitosi richiede un elevato dispendio di vitalità) e obbligando il corpo ad un doppio sforzo per trasformare in materia vivente ciò che lui stesso ha distrutto attraverso l’elevata temperatura. Contravvenendo agli istinti alimentari biologicamente connaturati, l’uomo ha dato così inizio a stati di degradazione e degenerazione fisica e psichica, i cui effetti sono, oggi più che mai, evidenti.
Anche le ricerche condotte da ricercatori quali Pottener, Mac Carrison, Stinner, su vari gruppi di animali (ratti, cani, gatti, scimmie) nutriti da alcuni mesi ad un anno, solo con cibi crudi o solo con cibi cotti, hanno evidenziato che quelli alimentati con cibo cotto mostravano chiari segni di decadimento fisico progressivo con molte manifestazioni patologiche (gengiviti, anemie, carie, tumefazioni tumorali, ulcere, alterazioni cardiache, polmonari e renali). L’evidenza peggiore è che tali degenerazioni si sono tramandate anche alle generazioni successive. Tutto ciò non si è manifestato con gli animali nutriti con crudità. Il ritorno da parte delle cavie malate ad una alimentazione crudivora ha evidenziato anche una progressiva diminuizione dei disturbi manifestati, ma sono occorse quattro generazioni perchè gli animali riacquistassero la salute originaria. Qualcuno potrebbe obiettare che gli animali hanno un biochimismo diverso dagli essere umani, ma i dati invitano la “ragione” ad usare prudenza nell’abbondare con i cibi cotti. Se poi ricordiamo che un pasto cotto richiede una più lunga e laboriosa digestione, mentre i cibi crudi transitano velocemente lungo l’apparato gastrenterico, allora ancora una volta la “ragione” ci invita a consumare sempre prima i cibi crudi in modo da evitare dannose e inutili fermentazioni anomale e putrefazioni, dovute al lungo sostare degli alimenti cotti nei primi tratti digestivi. Non andrebbe sottovalutato e trascurato nemmeno il vantaggio che gli alimenti crudi hanno in merito alla loro consistenza: i cibi cotti in genere sono molli, pastosi e non richiedono grande impegno masticatorio e ritardano i processi digestivi, perchè più difficilmente scissi dalle secrezioni gastroenteriche, pertanto sfavoriscono gli organi masticatori; il crudo invece, più duro, ha una sua azione massaggiatrice a livello gengivale, molto utile a prevenire carie e parodontopatie.

mercoledì 23 gennaio 2008

"Quando Cristo entra nel cuore umano, vi porta con sé una duplice luce: la luce della coscienza che rivela i peccati del passato, e poi la luce della pace, la speranza della salvezza. La lanterna che Cristo porta nella mano sinistra è la luce della coscienza."

John Ruskin





Pittore "realista", impegnato in rappresentazioni naturalistiche,
William Holman Hunt dipinse Gesù in un orto al crepuscolo
che batte ad una porta ostruita dalle erbacce che vuole
suggerire la non disponibilità dell'anima umana ad accettare

il richiamo divino in un'epoca materialistica. La figura di Gesù
è dipinta secondo i moduli dell'arte rinascimentale, come un
essere umano idealizzato, non legato ad una precisa epoca storica.
L'immagine di Gesù come"luce del mondo" è priva di contenuto
dottrinale e quindi ha un fascino universale. Grazie alla produzione
su scala industriale di stampe di alta qualità nel XIX secolo, questa
riproduzione divenne, per l'emergente classe media, l'immagine
tutta personale di un Salvatore slegato dagli insegnamenti di chiese
particolari.

William Holman Hunt

La luce del mondo


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Se avessimo ascoltato Ippocrate che già allora diceva ai suoi pazienti "Fa che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il cibo"

La medicina ortomolecolare si riassume in tre punti: le buone molecole, in buona quantità, nel posto giusto.

Non basta quindi che una sostanza sia non-estranea all'organismo per essere benefica occorre ancora che sia fornita in quantità adeguata. Prendiamo come esempio il Litio, indispensabile in dose minima, diventa tossico in dose atta. Parallelamente allo sviluppo della medicina Eumetabolica di Hans Nieper, una corrente molto vicina a quest'ultima si è sviluppata negli Stati Uniti sotto l'impulso di Linus Pauling, premio Nobel per la chimica. In due parole: l'organismo biologico non può funzionare armonicamente se non riceve in quantità e in qualità alcune sostanze indispensabili al suo funzionamento. La nostra alimentazione ormai non risponde più a questi bisogni per più ragioni: carenza o eccesso dovuti a squilibri alimentari, ma anche denaturazione degli elementi essenziali da additivi. Gli stress permanenti della nostra vita moderna implicano una perdita importante dei minerali essenziali, come il Magnesio, per esempio o il Selenio, due elementi indispensabili per esempio nell'immunità anti-cancro, e non disponibili in quantità sufficiente per via dei concimi chimici:usati nell'agricoltura. La medicina ortomolecolare si applica quindi per determinare la relazione esistente tra l'apparizione di tale o tale malattia e la presenza una quantità anomala (sia per eccesso sia per difetto)di queste sostanze essenziali. Ritorniamo per esempio al Magnesio. E' chiaro che emozioni e stress ripetuti causano una fuga importante di questo minerale la cui carenza si traduce con disordini vissuti molto male come la fatica, il disorientamento, la perdita di memoria, crampi e formicolii alle estremità, stati depressivi, etc... Occorre però distinguere due tipi di disordini L'emotività che causa perdite di Magnesio e gli altri disordini che ne sono la conseguenza. Bisognerebbe quindi ridurre l'emotività eccessiva con, per esempio, una terapia emozionale(Floriterapia di Bach per esempio)La medicina moderna si interessa troppo poco della prevenzione delle malattie, soluzione forse meno costosa e più razionale di qualsiasi cura. E' importante ricordare che una malattia evolve spesso in 15 o 20 anni in sordina, prima di dichiararsi. Un paziente che non prova sintomi che lo disturbino netta sua attività è già ammalato senza saperlo. Questo processo si ritrova sia nel cancro che nell'arteriosclerosi o nell'artrosi, e sono solo esempi. Disponiamo oggi di prove tangibili per capire che un'alimentazione carente di certi elementi gioca un ruolo essenziale nello sviluppo di determinate malattie. Abbiamo aspettato forse troppo. Se avessimo ascoltato Ippocrate che già allora diceva ai suoi pazienti "Fa che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il cibo": Catherine KOUSMINE ne ha fatto il punto forte della sua terapeutica. Anche se occorrono tempo e pazienza per colmare una carenza, vale la pena di provare.

Josiane Marchand