lunedì 18 febbraio 2008

Metodo Clark

Metodo Clark




La dott.ssa Hulda Regehr Clark intuì la possibilità di sincronizzarsi con gli organi e i tessuto del corpo umano, proprio nel modo in cui un apparecchio radio si sintonizza su una determinata frequenza.

Ogni materia, sia organiche che inorganica, e ogni tessuto, possiedono infatti una "frequenza" specifica.

Del resto, vari strumenti diagnostici ad alta tecnologia, usati negli odierni ospedali, sono basati sul principio fisico della risonanza.

La Clark si accorse infatti che batteri, virus, muffe, funghi e altri parassiti degli organismi viventi, sono sensibili a cariche elettriche positive e selettive, mirate appunto alla loro "banda di trasmissione".
Hulda Regehr Clark, lavorando su trematodi, tenie, acari e simili, si rese presto conto che esseri umani e animali sono letteralmente invasi da parassiti d'ogni genere: finchè il sistema immunitario è giovane e forte, viene mantenuto un certo equilibrio; molto facilmente gli "ospiti sgraditi" potrebbero, invece, prendere il sopravvento diventando causa o concausa delle più disparate e spiacevoli malattie.
Il secondo passo della dott.ssa Clark fu lo sviluppo di un congegno a batteria con un bassissimo voltaggio (5 volt, quasi non avvertibili dalla nostra sensibilità e comunque non nocivi all'organismo umano), in grado di emettere "frequenza universale" che elimina quasi tutti i patogeni.
Schede Correlate

Hulda Regehr Clark
Parassiti - cosa sono - cosa fare
Chiodi di garofano
Sali di Epsom
Artemisia Assenzio
Mallo verde di noce nera
Depurativo del Fegato
Depurativo dei Reni
Mix Bilanciato Clark 100 ml
Mix bilanciato Clark 50 ml



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sabato 16 febbraio 2008

Scuola di Naturopatia emozionale

Scuola di Naturopatia emozionale

I° SCUOLA ITALIANA DI NATUROPATIA E DISCIPLINE
BIO NATURALI AD APPROCCIO METACORPOREO

I° LIVELLO E.A.C. EUROPEO - SEDI: MILANO - NAPOLI


Accreditata U.Na. (Unione Naturopati)
Riconosciuta AINaM (Associazione Italiana Naturopatia Metacorporea)

LA NATUROPATIA E LE DISCIPLINE BIO NATURALI
La naturopatia è una scienza affermata che ha come obiettivo primario quello di equilibrare le varie parti di un individuo al fine di prevenire o migliorare il suo stato di benessere generale. Tale obiettivo viene raggiunto tramite l'utilizzo di conoscenze, tecniche e prodotti che, secondo la nuova normativa, vengono identificati con il nome di discipline bio naturali, in quanto si rifanno esclusivamente ad una filosofia e ad una concezione naturale e non invasiva.

LA NATUROPATIA INTEGRATA AD APPROCCIO METACORPOREO
Nella naturopatia integrata ad approccio metarcoporeo-emozionale ciò avviene dando ampio spazio agli aspetti psicologici, emozionali ed anche spirituali dell'individuo, che sono considerati come parte integrante ed inscindibile dal suo stato di benessere. Per questo tale tipo di approccio si rivela particolarmente indicato in una società che vede in netto aumento i disturbi di origine psico somatica e gli stati cronici e degenerativi da stress.

CHI E' IL NATUROPATA M.E.
E' il professionista delle discipline bio naturali che, a differenze di quanto avviene in altri approcci, attraverso uno specifico percorso formativo e di crescita personale ha sviluppato conoscenze, capacità, abilità, sensibilità ed etica per aiutare il soggetto non solo dal punto di vista educativo (alimentazione, stile di vita) o riequilibrante (kinesiologia, fiori di bach, fitoterapia), ma anche emotivo e mentale, in un'ottica di reale e totale integrazione somato - psichica. Molte delle tecniche insegnate (Rilassamento somato psichico, Respirazione metacorporea, Visual relaxing training, Aquarespiro ed altro) sono uniche in Italia in quanto create sull'esperienza maturata dai professionisti dell'Istituto nel trattamento dei disagi di tipo psico emozionale.
Grande importanza viene inoltre data alle tecniche di comunicazione ed alla crescita personale e relazionale. Queste caratteristiche rendono il naturopata m.e. una figura non solo unica ed estremamente professionalizzata, ma anche con una preparazione multiforme che lo mette in condizione di soddisfare le molteplici necessita attuali.

PER CHI E' IL CORSO
Per chi desidera seguire un percorso di formazione che gli consenta di acquisire le conoscenze per un nuovo sbocco professionale nell'ambito della naturopatia e delle discipline bio naturali.
Per erboristi, farmacisti, operatori della salute, della prevenzione, dell'educazione, laureati e non, che vogliono sviluppare ulteriori conoscenze o approfondimenti.

COME SI SVOLGE
Il percorso è strutturato per sviluppare con gradualità competenze e conoscenze specifiche. A questo proposito ogni anno i primi week end hanno carattere di propedeuticità per permettere a chi ne senta la necessità di avere le basi minime per sfruttare al meglio il resto della formazione.
Si svolge nell'arco di tre anni come da normativa vigente per un totale di 600 ore, con la frequenza di un week end al mese, più un quarto anno e tirocinio facoltativi in strutture convenzionate o presso l'Istituto stesso. Il piano di formazione è diviso in 11 aree, all'interno delle quali vengono trattate le relative materie specifiche di ogni area. Il quarto anno può essere effettuato tramite un tirocinio o le frequenza dei moduli complementari a scelta.

COLLEGIO DOCENTI
Gian Paolo Ciao, laurea in farmacia, specializzazioni in medicina naturale, floriterapia, oligoterapia. Giuseppe Scoti, laurea in medicina, dir.med.U.O. Pronto Soccorso Eboli. Gian Marco Carenzi, laurea in psicologia, specialista in psicologia metacorporea ipnosi, regressione. Lara Gregori, counselor, specialista in counseling integrato e in tecniche ad approccio metacorporeo. Cristian Nicastro, laurea in scienze motorie, specialista in osteopatia. Filomena Boffa, tecniche manuali, massaggio ayurvedico. Paola Brena, psicologa, psicoterapeuta, esperta in tecniche psico fisiche. Anna Paola Marra, biologa, specialista in supplementi nutrizionali. Paola Limongi
, biologa ad indirizzo biomedico, ricercatrice. Gloria Cardace, biologa, specialista in scienze della nutrizione. Lorella Sala, biologa, specialista in fitoterapia e piante officinali. Luciano Belotti, medico, specialista in MTC, Omeopatia, agopuntura. Docente Univ. di Brescia. Sergio Rocco, specialista in kinesiologia.

PIANO DI INSEGNAMENTO

AREA CULTURALE
Il Naturopata necessita di una cultura di base che comprenda sia la Storia della Medicina e della Naturopatia ed alcune nozioni scientifiche fondamentali di Anatomia, Fisiologia e Patologia, tali da consentirgli un corretto inquadramento della situazione di salute del soggetto e, ove sia necessario, il dialogo con altre figure professionali. L'autonomia professionale impone inoltre la conoscenza di norme specifiche attinenti l'esercizio della professione e l'approfondimento delle correlate tematiche di responsabilità, sia sotto il profilo giuridico che etico e deontologico.

AREA NATUROPATICA CLASSICA
Quest'area comprende lo studio della Filosofia e della Metodologia Olistica Naturopatica e soprattutto della Medicina Tradizionale Cinese (M.T.O.) i cui fondamenti consentono un approccio di tipo non solo organico, ma soprattutto energetico e globale alla salute.

AREA METACORPOREO EMOZIONALE
In questa area vengono trattate in modo particolare tutte le tecniche ad approccio metacorporeo che caratterizzano l'unicità di questa scuola. fra queste il rebirthing, la respirazione metacorporea, il rilassamento somato psichico. Vengono inoltre fatti riferimenti alla psicosomatica, che è fondamentale nella valutazione naturopatica in quanto considera le relazioni simboliche tra la sfera corporea e quella psichica, ed alla psicologia metacorporea che considera l''influenza delle memorie cellulari sul nostro stato di benessere, aiutando quindi a cogliere i nessi tra le malattie fisiche e le implicazioni psico emozionali che possono averle determinate.

AREA VALUTATIVA
Comprende lo studio di tecniche atte a valutare lo stato di benessere e di equilibrio energetico dell'individuo anche in relazione alla qualità della vita e tenendo conto di vari aspetti fra cui quelli sociali, emozionali, transpersonali e spirituali. Fra le tecniche ci sono l'iridologia, che studia lo stato dell'iride oculare, e la fisiognomica che studia le caratteristiche del corpo umano (volto, mani, piedi, orecchie, ecc.) secondo teorie sia occidentali che orientali.

AREA DI RIEQUILIBRIO GENERALE E PREVENZIONE
Sono proprie di quest'ambito la Naturopatia Nutrizionale che si basa sulla conoscenza dei principi nutrizionali presenti negli alimenti e delle varie teorie sull'alimentazione preparando a consigliare programmi di alimentazione naturale personalizzati. L'Idrotermofangoterapia, disciplina che impiega metodiche di riequilibrio attraverso gli agenti naturali: acqua, sole, aria e terra (per es. impacchi di argilla o fanghi).

AREA ENERGETICO–STRUTTURALE
Comprende tecniche su base riflessologica che è una metodica che consente la valutazione globale dello stato di benessere dell'individuo tramite lo studio dei punti riflessi di mano piede e orecchio, la Kinesiologia applicata che si basa sul concetto che qualsiasi “input” venga inviato al corpo umano determina una modificazione del tono muscolare dell'organismo e il test muscolare che è impiegato per il riscontro delle intolleranze alimentari.

AREA ENERGETICO - EMOZIONALE
Appartengono a questo settore la Floriterapia di Bach, che permette di riconoscere i diversi tipi psicologici e quindi favorisce una migliore comprensione dell'essere umano mediante la conoscenza del suo profilo psichico e animico, e l' Aromaterapia, che si rivela una delle discipline più vicine all'approccio psicosomatico proprio della Naturopatia. Le essenze, infatti, hanno uno spettro d'azione molto ampio e completo, andando ad agire sul piano fisico, emotivo, mentale e spirituale. Il Naturopata ne consiglia l'impiego solo per via olfattiva e cutanea, modalità attraverso le quali l'olio essenziale veicola le informazioni più sottili. Di questa area fanno inoltre parte anche alcune tecniche di massaggio su base metacorporea che possono favorire un maggiore contatto con i propri contenuti emozionali. Fra queste il massaggio metacorporeo, il massaggio metacorporeo dolce per bambini e il massaggio metamorfico.

AREA ENERGETICO - FUNZIONALE
In quest' area ci sono la Naturopatia Funzionale che studia l'applicazione di Oligoelementi e Fitocomplementi in fase di mantenimento o di recupero del proprio benessere personale.e la Spagiria o Alchimia, che introduce a una lettura profonda del soggetto e propone rimedi consoni alla sua costituzione, tenendo conto del tema natale.

AREA PSICOLOGICO EMOZIONALE E DI RELAZIONE
In quest'ambito si entra in contatto, in modo esperienziale, con le proprie modalità relazionali al fine di acquisire consapevolezza e quindi trasformare eventuali insicurezze, blocchi, atteggiamenti pregiudiziali che possono rendere meno efficace o addirittura falsare il colloquio naturopatico.

AREA DELLA COMUNICAZIONE
Questa parte prende in considerazione tutti quegli aspetti di counseling naturopatico che un professionista deve conoscere per ottenere il meglio dalla relazione con la sua clientela. Vengono quindi prese in considerazione le tecniche di comunicazione e le principali strategie di counseling di derivazione psicologica, evolutiva e supportiva.

AREA DI CRESCITA ED EVOLUZIONE PERSONALE (Moduli facoltativi e aggiuntivi)
Questa area consente la partecipazione a seminari esperienziali di crescita personale su argomenti quali relazioni parentali, autostima, fisicità ed intimità, leadership. Il Counseling Naturopatico è inoltre un servizio messo a disposizione dai professionisti dell'Istituto per accompagnare chiunque senta il bisogno di approfondire individualmente alcune problematiche personali. Aiuta a risolvere, superare od accettare i vari aspetti di sè e insegna al futuro Naturopata ad ascoltare se stesso e gli altri in modo autentico e vero.


TITOLI RILASCIATI
Titoli rilasciati:
Diploma di Naturpatia M.E. (metacorporeo emozionale) e Discipline Bio Naturali
Iscrizione alla U.NA. (Unione Naturopati Italiana)
Iscrizione alla AINaM (Associazione Italiana Naturopatia Metacorporea)

LOGISTICA, DURATA E FREQUENZA
Durata:
3 anni + 4° facoltativo di specializzazione full immersion
Frequenza: 1 week end al mese
Orari: 10.00 alle 18.00 con pausa pranzo
Luogo Milano: Sede didattica Istituto: via Morandi 19 (traversa di Viale Monza, MM1 Rovereto)
Luogo Napoli: Hotel Millennium: via C. Umberto Maddalena 192

COME ISCRIVERSI

Inviando all'istituto via fax (02/6704157) o e-mail (info@oceanosintesi.it) il contratto di iscrizione unitamente all'acconto di pre iscrizione.

Il pagamento può essere effettuato con queste modalità:

Il vaglia va intestato a:
Gian Marco Carenzi, Via S.Giovanna D’Arco 4 , 20124 Milano
indicando sulla causale il tipo di scuola prescelto e, molto importante, il proprio numero di
telefono per potere essere ricontattati.

Il bonifico va effettuato presso:
Popolare Italiana di Via Settembrini

C/C 1410/13, CAB: 01619, ABI: 05164 CIN: U
intestato ad Associazione Oceano Sintesi

Qualora si scelga di pagare con assegno non trasferibile lo stesso va intestato a
Associazione Oceano Sintesi

e inviato tramite assicurata e con lettera di accompagnamento a:
Gian Marco Carenzi – Associazione Oceano Sintesi
Via S.Giovanna D’Arco 4 , 20124 Milano

Indicando sulla causale “ISCRIZIONE AL CORSO DI NATUROPATIA EMOZIONALE”

ASSISTENZA

L'assistenza ai corsisti durante il percorso è affidata alla Sig. Mara Turi per la sede di Milano.

Per la sede di Napoli incaricato della raccolta delle iscrizioni è il Sig. Moccia Fabio. Per la sede di Milano le iscrizioni possono essere effettuate telefonando alla segreteria dell' Istituto.

Informazioni più approfondite sui programmi e sui contenuti possono essere richieste al numeri 335/6477129, o allo 02/6704157.

naturopata

Lavorare come Naturopata

La professione del Naturopata
Il Naturopata è la figura professionale emergente di fine secolo e già rappresenta la risposta alla società del dopo duemila.
In molte realtà sanitarie, a livello nazionale, questa figura è già operativa e diverse ASL ed ospedali si avvalgono della collaborazione di un Naturopata.
Il Naturopata ha come finalità quella di mantenere l'originario equilibrio energetico fra uomo e ambiente. Il suo compito non è quello di focalizzarsi sul sintomo da sconfiggere, ma quello di individuare la causa che genera la malattia. Egli lavora integrandosi all'opera della medicina, occupandosi di prevenzione e salute. Rendendo consapevole chi soffre, delle potenzialità del proprio corpo e di quanto si possa imparare dalla malattia, svela i segreti dell'autoguarigione.
Attraverso metodi naturali, il Naturopata si accosta alla malattia in modo nuovo, ponendo l'attenzione sulla psicologia, le paure e le esperienze di vita dell'individuo. In tal modo il suo ruolo diventa complementare a quello della Medicina Tradizionale, aiutando il malato a reagire e a collaborare; utilizzando un metodo che rivitalizza e aiuta a raggiungere lo stato di salute.
Il Naturopata è quindi la figura professionale che si occupa di salute e benessere in una ottica naturale e olistica.
La figura professionale del Naturopata permette diversi sbocchi professionali:
libera professione, collaborazione con studi associati, con erboristerie e farmacie, con ditte di prodotti erboristici e/o omeopatici, in palestre, centri benessere e beauty farm.
Da tempo si sta cercando in sede parlamentare di emanare delle norme per la regolamentazione della medicina naturale e delle figure professionali ad essa correlate.
Attualmente, la più recente proposta di legge in materia è del 2005 a firma dell’On. Lucchese e riguarda il riconoscimento delle medicine e pratiche non convenzionali.
Essere naturopati significa aderire a un modello di vita. Per comprenderne la filosofia bisogna infatti accostarsi ai concetti di salute e malattia in modo nuovo, ponendo l’attenzione non sul sintomo da contrastare, ma sulla causa del malessere.
Il primo compito del naturopata dunque è di tipo pedagogico: aiutando il malato a reagire e a collaborare, il naturopata lo educa all’ascolto del proprio corpo e dei segnali che esso gli invia. Guidando il paziente alla scoperta dei propri fattori di debolezza costituzionale ed educandolo al rafforzamento delle proprie risorse fisiche, psichiche ed emozionali, il naturopata gli insegna a stimolare le sue potenzialità di autoguarigione e a prevenire disarmonie bioenergetiche che, se trascurate, si trasformerebbero in patologie.
Il naturopata deve: stimolare la conoscenza introspettiva della persona suggerire gli interventi più idonei (pratiche alimentari, igieniche e di riequilibrio psico-fisico), spiegandone bene i motivi e i meccanismi, per motivare il paziente nel proseguimento della terapia fungere da sostegno psicologico scegliere tra le discipline del suo bagaglio multidisciplinare quella che meglio si adatta a interagire con lo stato della persona in termini di efficacia e tempestività.
Il naturopata insegna a dire basta al sovraccarico di impegni, che porta gli uomini a non dedicare tempo alla salvaguardia del proprio benessere. È questo il ruolo educativo della naturopatia: far riflettere sui valori falsi e insegnare quelli veri. È importante sottolineare che il naturopata non è un operatore medico, difatti non rientrano nel suo campo d’intervento né la diagnosi né la cura delle patologie.
Tuttavia, il suo campo d’azione può e deve fondersi con quello del medico, per far sì che la naturopatia possa arrivare là dove la medicina non riesce e viceversa. Infatti il naturopata riconosce i sintomi delle patologie di competenza medica o psicologica e indirizza il paziente verso specialisti medici per gli opportuni approfondimenti diagnostici o terapeutici.
Formazione
Per definirsi Naturopata occorre avere completato una formazione seria, seguendo un corso della durata minima di tre anni, per un totale di ore di lezioni frontali corrispondenti ai parametri formativi minimi per tutte le professioni sanitarie.
In questi corsi si affrontano discipline di base come anatomia, fisiologia, patologia, chimica e biochimica, fisica e biofisica, biologia, genetica, psicologia a cui si aggiungono naturalmente le discipline specifiche dell’ambito naturopatico, riferite all’aspetto costituzionale e di terreno del singolo individuo, e miranti alla prevenzione primaria, all’educazione nell’ambito degli stili di vita e dell’alimentazione naturale.
Scuole di naturopatia
In Italia esistono istituti che insegnano le varie discipline legate alla naturopatia i cui studi hanno una durata di circa tre/quattro anni (per 800-1200 ore complessive), periodo durante il quale vengono affrontate le tematiche della riflessologia plantare, della fitoterapia, iridologia naturopatica, elementi di energetica tradizionale cinese, floriterapia di Bach, alimentazione naturale ed anatomia.
Alcune scuole:
Istituto Rudy Lanza
Via Fuhrmann, 74 - 10062 Luserna S. Giovanni (TO)
Tel. 0121 954.452 Fax 0121 902136
Sedi: Torino, Milano, Padova, Bologna, Genova, Roma, Cagliari
La Scuola di Naturopatia Tradizionale: consiste in un percorso didattico triennale finalizzato alla formazione dell’ operatore Naturopata professionista e in un 4° anno di perfezionamento facoltativo. I corsi si svolgono nei fine settimana (sabato e domenica).
Al termine dell'iter triennale, superati gli esami e sostenuta la discussione della tesi, l'allievo ha diritto al DIPLOMA DI NATUROPATIA e su domanda il DIPLÔME DE NATUROPATHIE del Collège Européen de Naturopathie Traditionelle Holistique - France; è riconosciuto dalla FNNHP quale Naturopata professionista e potrà far parte del Registro Nazionale Naturopati Professionisti.
Scuola Superiore di Naturopatia di Genova
Via Pisa, 23 – GENOVA
Tel. 010 366494
La Scuola organizza un corso quadriennale di Naturopatia, rivolto a laureati, a laureandi, a diplomati in qualsiasi disciplina e a chiunque abbia un interesse culturale e professionale sugli argomenti in oggetto. Il programma proposto fornisce una panoramica completa delle tecniche e delle metodologie utilizzate nell'ambito della Medicina Olistica per la formazione di tecnici naturopati o per l'approfondimento di discipline specifiche da parte di professionisti nel settore socio-sanitario.
Istituto Riza
Sedi: Via L. Anelli 4 - Milano
Via Carbonara 5 - Bologna
Via Montorio 60 - Verona
La Scuola organizza un corso quadriennale di Naturopatia.
Università Popolare Scienze Umane di Milano
La Scuola organizza un corso triennale per NATUROPATA PROFESSIONISTA Il corso è destinato a dare una formazione professionale per Naturopata Professionista, rifacendosi al modello didattico delle lauree di primo livello. Esso comprende tutte le materie propedeutiche comuni ai percorsi formativi del settore sanitario più materie di indirizzo specifico in Naturopatia. L'iter di studio è organizzato in 180 Crediti Formativi e ha la durata di tre anni. Le lezioni comprendono sia gli aspetti teorici che quelli pratici delle diverse discipline, in modo da offrire allo studente una capacità operativa immediata. Il corso di naturopatia dell'Università Popolare di Scienze Umane è l'unico che propone una lettura delle discipline naturopatiche attraverso la Medicina Biologica.
Accademia di Scienze Igienistiche Naturali Galileo Galilei
Largo Nazario Sauro, 11 – TRENTO
La Scuola organizza un corso triennale di Naturopatia. La scuola è riconosciuta ed associata all’lnternational Federation of Heilpraktiker e.V. di Bonn.
AMI University: l'Accademia Milanese University
Via Lepetit, 19 – Milano
Tel. 02 6692432
La scuola è stata istituita al fine della promozione e diffusione delle medicine naturali, ha istituito dei corsi propedeutici di qualificazione professionale dedicati alle discipline di pranoterapia e di bionaturopatia. In relazione alla pranoterapia, vengono inoltre effettuate foto Kirlian secondo una nuova rivoluzionaria metodica.
Zefiro - Libera Università di Medicina olistica Integrata
Viale Gramsci, 41 – Taranto
Tel. 339 2685602
La Scuola organizza un corso triennale di Naturopatia.
Associazione Europea di Medicine Tradizionali
Via Principessa Clotilde 77 - Torino
tel/fax 0114375669cell. 3396501448
L'Istituto svolge diverse tipologie di corsi e rilascia il diploma di naturopata. (riconosciuto dal CNR Collége de Naturopathie Rénovée André Lafon, Francia)
Accademia di naturopatia A.N.E.A di Prato
via Cefalonia, 4 Prato Tel. 347.3824864
Altre sedi: Modena, Genova, Pordenone, Gallarate, Roma.
La formazione offre, nel primo triennio, un monte di 1360 ore, per arrivare a 2500 ore di formazione quinquennale. In particolare, viene data molta importanza alla pratica: ben il 40% del monte ore è basato sul tirocinio interattivo.
IFE Istituto di Formazione Europeo
Associato all'Université Européenne Jean Monnet a.i.s.b.l. - Bruxelles
Via Vallazze, 82 Telefono 02 /2666166 - 20131 Milano
Programma in tre anni per il conseguimento del Diploma naturopata professionale ad indirizzo psicosomatico (operatore bionaturale).
Regione Emilia Romagna
La Regione ha approvato la legge (L.R. 11/2005) che istituisce la figura professionale del naturopata.
II naturopata è un operatore (non sanitario) del benessere che utilizza pratiche per stimolare le risorse naturali dell'individuo, per la difesa ed il ripristino delle migliori condizioni della persona, per rimuovere gli stati di disagio psicofisico e per una migliore qualità della vita. L'intervento di questo operatore può avvenire su più livelli: educativo: indicando i comportamenti più idonei da seguire per gestire il proprio equilibrio psicofisico preventivo: abituando a riconoscere gli stili di vita inadeguati e patogeni assistenziale: fornendo al cliente gli strumenti per riconoscere i propri squilibri psico-fisico-emotivi presenti o potenziali.
Il naturopata opera di norma in centri di benessere, palestre, centri fitness, centri estetici, strutture termali e di balneazione .
Profilo professionale e competenze: il naturopata deve essere in possesso di un diploma conseguito in un istituto pubblico o privato accreditato, al termine di un percorso formativo triennale di 1200 ore, di cui 200 di pratica, dopo il superamento di verifiche annuali e di un esame finale con discussione di una tesi e successiva valutazione di merito. Il naturopata opera sulla base di una valutazione olistica del cliente al quale fornisce gli elementi conoscitivi per una educazione-informazione sull'alimentazione naturale, sull'igiene, sull'attività fisica e sugli stili di vita; sull'educazione all'abitare secondo principi di architettura organica ed ecologica . Il naturopata utilizza tecniche quali il massaggio, il rilassamento e la respirazione, la fitoterapia tradizionale, gli integratori alimentari, gli olii essenziali per uso esterno e la floriterapia.
La legge regionale ha previsto l'istituzione del Registro regionale degli istituti di formazione e il Registro, suddiviso in elenchi di specializzazione, degli Operatori professionali naturopati del benessere. La legge prevede inoltre l'istituzione di un Comitato regionale per la naturopatia che dovrà stabilire i criteri per l'accreditamento delle scuole di formazione e per il riconoscimento delle competenze già acquisite. Al momento la Regione non ha ancora realizzato tali percorsi formativi.
Normative e documenti: Legge Regionale 11/2005 Istituzione della figura di operatore professionale naturopata del benessere.

mercoledì 13 febbraio 2008

Alimentazione sana

Alimentazione e salute
di Tiziano Taboga

“Il valore di un alimento non consiste nella sua composizione chimica, bensì nel suo grado di digeribilità. L’alimento indigesto, invece che nutrire, intossica”.
“L’organismo utilizza solo quello che digerisce e non quello che mangia”.

Così scrive Manuel Lezaeta Acharan nel suo libro “La medicina naturale alla portata di tutti”.
Queste affermazioni racchiudono il grande pregio di superare l’aspetto chimico degli alimenti cercando di avere una visione dell’alimentazione più biochimico, più fisiologico, andando a verificare perciò, non solo la mera composizione dell’alimento, ma la sua reale capacità nutritiva data dalla sua assimilazione e dalle eventuali interferenze con gli altri alimenti.
La dietologia classica, infatti, non prende in considerazione le possibili interferenze a livello digestivo ed assimilativo di cibi assunti contemporaneamente.
Se osserviamo i nostri processi digestivi ci rendiamo subito conto della differenza di digestione tra un amido ed una proteina, tra un frutto ed un grasso concentrato, ecc.
Queste osservazioni hanno portato alla formulazione della teoria delle combinazioni o compatibilità alimentari per favorire la digestione e l’assimilazione dei cibi, senza affaticare l’apparato digerente e l’organismo in generale. Da problemi di assimilazione e di tossiemia possono derivare obesità come magrezza eccessiva, problemi legati direttamente all’apparato digerente (stipsi, gastrite, ecc.) oppure indirettamente (cefalea, stanchezza, raffreddori, bronchiti, ecc.). Questo accade perché le diverse esigenze digestive dei diversi alimenti mal combinati causano rallentamenti, fermentazioni e putrefazioni intestinali e stati intossicativi con la conseguenza di una disbiosi intestinale (aumento della flora batterica patogena). Inoltre va ricordato che il nostro intestino è sede di un terzo del nostro sistema immunitario, quindi è importantissimo che questa parte del nostro organismo funzioni a dovere.
Quindi per facilitare il compito della digestione al nostro organismo dobbiamo cercare di comporre i pasti associando cibi con analoghe modalità di digestione.
Le verdure crude vanno sempre mangiate in apertura del pasto per una serie di motivi: a) transitano più velocemente degli altri cibi; b) favoriscono l’assorbimento di acqua fisiologica, sali minerali e vitamine che attivano gli enzimi digestivi; c) è più facile raggiungere un senso di sazietà con una quantità più limitata di cibo che farà seguito alle verdure; d) la motilità gastrica e intestinale risulta particolarmente stimolata da alimenti ricchi di fibre e poveri di grassi quali le verdure crude; e) limita il fenomeno della leucocitosi digestiva.
La frutta va mangiata lontano dai pasti per la presenza di zuccheri che tendono a fermentare in modo tale che la sua digestione non sia ostacolata dalla contemporanea presenza di altri cibi nello stomaco; un’eccezione può essere fatta per la mela che in alcuni casi può favorire la digestione. Dopo la verdura cruda si adotta preferibilmente il piatto unico della nostra tradizione culinaria.
Come corollario alle combinazioni alimentari non bisogna dimenticare alcune regole d’oro:

  • Masticare ed insalivare bene ogni boccone, masticare bene, con attenzione e a lungo aumenta il nostro benessere, durante e dopo il pasto. Non bisogna perdere l’occasione di gustare il cibo finché si trova in bocca. Già un attimo dopo, cioè quando si è deglutito, si sarà perso il piacere. Se si consumano dei liquidi bisogna trattarli come se fossero dei solidi: tenerli in bocca il più a lungo possibile, quasi si volesse masticarli e coglierne tutti gli aspetti: calore, sapore, morbidezza. Le nostre papille gustative definiscono i sapori, il senso olfattivo viene raggiunto anche attraverso la bocca (c’è infatti un passaggio interno), il contatto stesso con la cavità della bocca, con denti e gengive, stimola le terminazioni nervose e dà un senso di maggiore vitalità oltre che di piacere.
  • Non bere durante il pasto.
  • Consumare solo frutta e verdura di stagione possibilmente biologiche biodinamiche.
  • Mangiare la frutta da sola e lontano dai pasti.
  • Non mangiare quando non si ha tempo.
  • Non mangiare guardando la televisione, leggendo o discutendo.

La colazione, nell’ottica igienista fruttariana, non è abbondante, anzi si evita di mangiare o tuttalpiù si fa colazione con frutta fresca; la quantità delle vivande assunte è strettamente correlata all’entità del pasto serale ed all’ora in cui questo è stato fatto.
Inoltre è molto importante rispettare il ritmo dei pasti e delle stagioni per concedere al nostro apparato digerente il giusto riposo, per nutrirci sempre con alimenti che rinforzino l’organismo e lo mettano nelle migliori condizioni per affrontare il clima e gli insulti di ogni specifica stagione ed inoltre perché non rispettando questi ritmi indeboliamo la nostra milza, organo del ritmo per eccellenza secondo la medicina antroposofica, una conseguenza di ciò è l’abbassamento delle nostre difese immunitarie.

Semplificare l’alimentazione
Da quanto detto la cosa migliore sarebbe quella di consumare ogni alimento da solo perché ogni sostanza richiede una diversa e specifica trasformazione per essere assimilata e quindi il fatto di mettere assieme, nello stesso pasto, due alimenti di natura diversa nuoce alle nostre possibilità digestive stressando ed indebolendo funzionalmente l’organismo. Le associazioni alimentari compatibili rispettano i diversi equilibri alimentari indispensabili ad una digestione migliore, ciò comporta un miglioramento generale di tutte le funzioni vitali con risparmio d’energia da destinare all’eliminazione delle tossine e di conseguenza alla riduzione della tossiemia che è tra le cause primarie dell’insorgere delle malattie.
Sarebbe importante che la persona che desidera osservare le regole delle compatibilità alimentari si preparasse da sola i propri pasti per capirne le regole, metterle in pratica ed osservare i risultati.
A livello comportamentale potrebbero sorgere delle difficoltà perché il fatto di mangiare in modo diverso isola dagli altri, la persona si sente estraniata, rifiutata, rispetto al gruppo nel quale vive, per cui potrebbero instaurarsi dei sentimenti di frustrazione con danni più o meno gravi alla psiche.
Cambiare la propria alimentazione non è sempre molto semplice, è consigliabile la gradualità nei cambiamenti al fine di evitare disagi.
Un’obiezione che sovente è posta è che l’uso delle compatibilità alimentari provochi una riduzione delle capacità digestive e che diventa difficile digerire i pasti complessi ai quali un tempo la persona era abituata, però la ventilata riduzione della capacità digestiva non è reale.
Per rispondere a quest’obiezione bisogna tenere presente che tutti gli atti dell’organismo derivano dall’energia vitale di cui disponiamo, il fine al quale tende la disintossicazione è di pulire l’organismo dal sovraccumulo di sostanze tossiche che hanno addormentato moltissimi recettori sensoriali, gastrici ed intestinali, per cui se la persona mangia, beve, fuma può, illusoriamente, stare bene lo stesso perché non avvertendo nessun sintomo, per il momento, poiché la capacità reattiva dell'organismo e dei recettori adatti ad avvisare per via nervosa, che il processo digestivo è difficoltoso, è compromessa perché queste cellule sono internamente intossicate, cioè al loro interno sono piene di tossine che limitano notevolmente la loro attività. Tale illusione dura fino a che l’energia vitale sostiene la persona, tale capacità è limitata e varia a seconda delle forze costituzionali, genetiche, dei diversi individui, però prima o dopo anche la persona più robusta soccomberà, la sua vitalità verrà meno, uno dei primi sintomi sarà costituito dalla ridotta capacità digestiva.
La disintossicazione riattiva gli organi emuntori: fegato, intestino, reni, polmoni, pelle; la membrana cellulare incomincia a scaricare verso l’esterno, verso il sistema linfatico, tutta la porcheria e quando riesce a fare questo e incominciamo a nutrirla correttamente la cellula si risveglia, si attiva, la cellula nervosa che prima era molto intossicata e faceva fatica a dare una risposta improvvisamente si riattiva e quando riceve qualche cosa che non funziona anche gli avvisi aumenteranno.
Se una persona passa ad un regime vegetariano, semplicemente eliminando la carne dalla dieta, ma mangiando gli altri alimenti senza tenere conto delle associazioni compatibili e sostituendo la carne con importanti quantità di cereali, che necessitano anch’essi di una digestione laboriosa, risentirà, lo stesso, di difficoltà digestive. Se le persone, soprattutto quelle dotate di scarsa energia vitale, dopo aver a lungo rispettato le compatibilità alimentari, decidono di ritornare bruscamente ad un tipo di alimentazione non igienista, possono andare incontro ad una sorta di blocco digestivo. L’adozione di uno stile di vita igienista che privilegi le compatibilità alimentari cambia in profondità la suddivisione dell’energia vitale in funzione dello stato di intossicazione e alle potenzialità energetiche di ogni singola persona.
Un’altra obiezione che è posta è che i pasti assunti tenendo conto delle compatibilità alimentari provocherebbero uno squilibrio nutritivo, perché mancanti di uno o più alimenti. Anche in tal caso la risposta è semplice: per garantire l’equilibrio nutritivo è necessario che gli alimenti siano digeriti ed assimilati correttamente, ciò non è possibile se sono associati in modo non corretto, in tal caso si producono veleni che penetrano nel corpo aumentando la tossiemia.
Un’altra obiezione formulata, dalle persone che rifiutano le compatibilità alimentari, è che la maggior parte dei cibi sono complessi, cioè contengono due o tre dei principali nutrienti (glucidi, protidi, lipidi), Mérien analizzando tale questione ritiene che la digestione di un alimento complesso si realizza per secrezioni successive di succhi digestivi, adatti alla digestione di ciascuno dei nutrienti mentre la digestione di un miscuglio alimentare casuale è ben altra cosa avendo gli alimenti costituenti del miscuglio delle esigenze digestive ed enzimatiche opposte. Un alimento complesso è tanto più difficile da digerire quanto più i nutrienti che lo compongono coesistono in percentuali elevate.


Alimentazione naturale

L'alimentazione naturale
di Clelia Gussio Il corpo è lo strumento che abbiamo a disposizione ed è un mezzo molto potente se ben gestito, ciò che lo mantiene è il cibo.
Siccome ogni persona è differente ed unica, la dieta perfetta uguale per tutti non esiste. Ognuno ha un metabolismo diverso e richiede differenti quantità di nutrimento, poiché bisogna tenere conto della sua attività lavorativa, della costituzione, del luogo in cui vive e dello stato di salute in cui si trova. Per esempio, se si è convalescenti o gracili e denutriti, si necessita di un cibo più nutriente, mentre per chi è sovralimentato o ha intossicato il proprio corpo con abuso di farmaci occorre un cibo depurativo.
Il problema dell’alimentazione è quindi una questione individuale. Vi sono però alcune linee di condotta che quasi tutti possono seguire. Per prima cosa, non bisogna essere troppo dipendenti dai sapori, infatti, un cibo gustoso non è necessariamente sano.
Il nutrirsi non deve diventare un’abitudine inconscia, ma dobbiamo osservare con grande attenzione cosa e come si mangia. Assumere grandi quantità di cibo condito artificialmente, troppo raffinato ecc… è deleterio per una buona salute, così come ingoiare con avidità cibo e bibite senza un’appropriata masticazione. Anche l’assenza di riposo tra i pasti, o il mangiare durante situazioni stressanti, porta ad una cattiva digestione. Lo stomaco e il fegato saranno sovraccarichi ed il cibo comincerà a fermentare e a putrefarsi nell’intestino, comportandosi come se fosse un veleno che agisce lentamente, causando febbre gastrointestinale.
Così è necessario cominciare a scegliere una dieta fatta di cibi integrali non lavorati, non raffinati e che non contengano prodotti chimici artificiali.
La maggior parte della gente ignora ciò di cui ha realmente bisogno per nutrirsi e, seguendo indiscriminatamente lo stimolo della fame, mangia solo ciò che è facilmente disponibile, senza considerare la vera necessità dell’organismo.

Praticando una buona nutrizione, ci si può proteggere da molte malattie, rimanere in buona salute e resistere alle infezioni virali.
“Che il cibo sia la tua medicina” sosteneva Ippocrate circa 2500 anni fa, ma anche oggi tale affermazione è più che mai valida.
Il cibo, così come viene descritto nei manuali antichi, si divide in due importanti categorie: quello che purifica e quello che nutre. I frutti, ad esempio, hanno più un valore depurativo, così come i cereali hanno più un valore nutritivo. Bisogna includere entrambi i tipi di cibo nella propria dieta, in modo tale da ottenere ogni giorno un equilibrio nutrizionale tra elementi solidi ed elementi liquidi.
L’alimentazione, inoltre, deve tenere conto anche della stagione in cui ci troviamo. Durante l’inverno, infatti, occorre mangiare minori quantità di frutta perché questa alimenta la sensazione del freddo, mentre in estate è bene aumentarne il consumo unito a quello delle verdure crude e alla diminuzione della quantità di cereali integrali.
Sebbene sia molto salutare mangiare verdure crude e frutta, la dieta equilibrata non è composta solo di cibi che possono rimanere crudi. È impossibile digerire i fagioli se non quando sono cotti e certe verdure contengono alcune sostanze nocive che si eliminano solo con la cottura. Molti cibi crudi irritano le pareti intestinali e provocano la diarrea, inoltre, intestino e fegato non sono in grado di digerire grandi quantità di cibo crudo. Se ad esempio qualcuno tentasse di vivere unicamente con la frutta secca, il suo meccanismo digestivo a un certo punto smetterebbe di funzionare e molte particelle di cibo non digerito, costrette a rimanere nell’intestino per lungo tempo, fermenterebbero provocando gas eccessivo, crampi ed altri problemi gastrointestinali.
È vero anche che se un individuo smette di mangiare carne, ma la sostituisce solo con cibi qualitativamente poveri come caramelle, gelati, pasticcini, questo non è affatto salutare.
È molto importante anche creare un’atmosfera piacevole durante il pranzo ovvero, non bisogna avere fretta o tensione ma, piuttosto, bisogna essere di buon umore, perché anche gli scienziati moderni sanno che il cibo ingerito mentre si è turbati, si tramuterà in tossine. Tutto ciò è in stretto rapporto con la mente, il temperamento, il sistema endocrino ed il corpo. Quando una persona è adirata e tesa non è in grado di secernere abbastanza saliva e succhi gastrici, poiché lo stress, l’ansietà e la collera danneggiano il sistema ghiandolare e le sue secrezioni. Perciò, l’atmosfera che viviamo quando siamo a tavola, è importante quanto il cibo che si mangia. L’allegria che abita dentro di noi è il nostro migliore amico ed il medico più celebre.
Gli antichi formulavano sempre un ringraziamento prima di consumare i loro pasti e questa abitudine è stata parte integrante di tutte le grandi tradizioni. L’aspetto spirituale del mangiare ha anche dei risvolti biologici: porta alla calma permettendo ai succhi gastrici ed alla saliva di fluire e quindi digerire agevolmente.
È meglio assumere del cibo in piccole quantità più volte al giorno, che mangiare abbondantemente soltanto due volte al giorno, come oramai l’uomo moderno è abituato a fare. Lo scopo del mangiare non è semplicemente quello di assumere una determinata quantità di cibo ma, piuttosto, di ricavarne il valore nutritivo.
Un vecchio adagio cinese afferma che, così come la vita viene dallo stomaco, la malattia non può non venire dallo stomaco.
Concludendo ricordiamo le parole di Luigi Costacurta: “La nutrizione naturale è la principale realtà preventiva e curativa che si proietta nel presente e futuro della specie umana".

La digestione è la trasformazione in sangue degli alimenti ingeriti e dipende da diversi fattori, tra i quali:
– La temperatura dello stomaco e degli intestini
– Gli alimenti, subordinatamente alla loro specie, quantità e combinazione.
Una cattiva digestione denuncia dunque una cattiva elaborazione gastrica o una cattiva eliminazione intestinale.
Se la trofologia è lo studio della nutrizione, trofoterepia è la scienza che stabilisce quali sono i cibi più confacenti alla salute del nostro corpo.
Gli alimenti, specialmente quelli non intossicati da prodotti chimici, assunti nelle modalità sotto esposte, partecipano al mantenimento della salute e al suo recupero.

Alcuni concetti trofoterapici
1. Gli agrumi in genere, ossia la frutta acida, devono essere consumati solo a digiuno a mai associati ad altra frutta o cibi in genere.
2. Gli zuccheri (frutta, miele, dolci) non si devono mai consumare a fine pasto.
3. Si deve mangiare la frutta un'ora o mezz'ora prima dei pasti oppure 2 o 3 ore dopo.
4. Le proteine animali (uova, formaggi, pesce, carne) e quelle vegetali (cereali, legumi, noci, ecc.), non devono essere mangiate assieme.
Le proteine devono essere sempre assunte assieme a insalate miste di verdure e ortaggi crudi. Se si gode di buona salute, ad esse possono essere aggiunti stufati di ortaggi (legumi esclusi).
5. Il pasto può essere completato da pane integrale tostato oppure da grissini integrali se in buona salute;
6. È preferibile evitare di mangiare formaggio di sera perché è indigesto.
7. Non si deve mai bere mangiando poiché i liquidi diluiscono i succhi gastrici, diminuendo il potere digestivo.
8. Quando si mangia bisogna masticare ed insalivare molto il cibo, poiché la prima digestione avviene in bocca.
9. È necessario mangiare in stato di tranquillità e serenità d'animo.
10. Per avere una buona digestione è fondamentale tenere conto della compatibilità biofisiologica degli alimenti e quindi conoscere le corrette associazioni.

Alimentazione naturale

L'alimentazione naturale
di Accademia “G.Galilei”

Il corpo è lo strumento che abbiamo a disposizione ed è un mezzo molto potente se ben gestito, ciò che lo mantiene è il cibo.
Siccome ogni persona è differente ed unica, la dieta perfetta uguale per tutti non esiste. Ognuno ha un metabolismo diverso e richiede differenti quantità di nutrimento, poiché bisogna tenere conto della sua attività lavorativa, della costituzione, del luogo in cui vive e dello stato di salute in cui si trova. Per esempio, se si è convalescenti o gracili e denutriti, si necessita di un cibo più nutriente, mentre per chi è sovralimentato o ha intossicato il proprio corpo con abuso di farmaci occorre un cibo depurativo.
Il problema dell’alimentazione è quindi una questione individuale. Vi sono però alcune linee di condotta che quasi tutti possono seguire. Per prima cosa, non bisogna essere troppo dipendenti dai sapori, infatti, un cibo gustoso non è necessariamente sano.
Il nutrirsi non deve diventare un’abitudine inconscia, ma dobbiamo osservare con grande attenzione cosa e come si mangia. Assumere grandi quantità di cibo condito artificialmente, troppo raffinato ecc… è deleterio per una buona salute, così come ingoiare con avidità cibo e bibite senza un’appropriata masticazione. Anche l’assenza di riposo tra i pasti, o il mangiare durante situazioni stressanti, porta ad una cattiva digestione. Lo stomaco e il fegato saranno sovraccarichi ed il cibo comincerà a fermentare e a putrefarsi nell’intestino, comportandosi come se fosse un veleno che agisce lentamente, causando febbre gastrointestinale.
Così è necessario cominciare a scegliere una dieta fatta di cibi integrali non lavorati, non raffinati e che non contengano prodotti chimici artificiali.
La maggior parte della gente ignora ciò di cui ha realmente bisogno per nutrirsi e, seguendo indiscriminatamente lo stimolo della fame, mangia solo ciò che è facilmente disponibile, senza considerare la vera necessità dell’organismo.
Praticando una buona nutrizione, ci si può proteggere da molte malattie, rimanere in buona salute e resistere alle infezioni virali.
“Che il cibo sia la tua medicina” sosteneva Ippocrate circa 2500 anni fa, ma anche oggi tale affermazione è più che mai valida.
Il cibo, così come viene descritto nei manuali antichi, si divide in due importanti categorie: quello che purifica e quello che nutre. I frutti, ad esempio, hanno più un valore depurativo, così come i cereali hanno più un valore nutritivo. Bisogna includere entrambi i tipi di cibo nella propria dieta, in modo tale da ottenere ogni giorno un equilibrio nutrizionale tra elementi solidi ed elementi liquidi.
L’alimentazione, inoltre, deve tenere conto anche della stagione in cui ci troviamo. Durante l’inverno, infatti, occorre mangiare minori quantità di frutta perché questa alimenta la sensazione del freddo, mentre in estate è bene aumentarne il consumo unito a quello delle verdure crude e alla diminuzione della quantità di cereali integrali.
Sebbene sia molto salutare mangiare verdure crude e frutta, la dieta equilibrata non è composta solo di cibi che possono rimanere crudi. È impossibile digerire i fagioli se non quando sono cotti e certe verdure contengono alcune sostanze nocive che si eliminano solo con la cottura. Molti cibi crudi irritano le pareti intestinali e provocano la diarrea, inoltre, intestino e fegato non sono in grado di digerire grandi quantità di cibo crudo. Se ad esempio qualcuno tentasse di vivere unicamente con la frutta secca, il suo meccanismo digestivo a un certo punto smetterebbe di funzionare e molte particelle di cibo non digerito, costrette a rimanere nell’intestino per lungo tempo, fermenterebbero provocando gas eccessivo, crampi ed altri problemi gastrointestinali.
È vero anche che se un individuo smette di mangiare carne, ma la sostituisce solo con cibi qualitativamente poveri come caramelle, gelati, pasticcini, questo non è affatto salutare.

Crudo e cotto
di Loreto Bettanin Il crudismo è un modo di vita e non ha nulla a che vedere con la new-age e similari, in quanto la storia del crudismo è lunga, ricca di sperimentazione e dati scientifici, ma soprattutto si basa sul vissuto umano; dal punto di vista genetico, la nostra biochimica e fisiologia si sono evolute da una dieta di cibi crudi: tutti i processi di digestione e assorbimento si sono evoluti quando l’uomo primitivo si nutriva di cibi crudi, dalla carne, pesce ai vegetali. L’uomo primitivo sebbene potesse controllare il fuoco, non cucinava gli alimenti (prof. Jordon ), e tutt’ora le popolazioni indigene sulla terra consumano alimenti crudi e per minima parte cotti. Per cercare di comprendere perchè l’uomo ad un certo punto della sua evoluzione sia passato dall’alimentazione crudista alla cottura del cibo, bisognerebbe prendere in considerazione parecchi punti di vista. Uno di questi potrebbe essere la visione anatomo-storico-evolutiva, uno potrebbe far riferimento agli studi paleoantropologici (i forti sconvolgimenti metereologici e geologici, es. le glaciazioni del pleistocene indussero l’uomo a cucinare il cibo per crearsi riserve), altri alla paleobotanica ecc., e tutti questi ci aiuterebbero a capire come l’uomo è arrivato alle “ragioni delle tradizioni”. Tutto ciò richiederebbe una trattazione lunga e complessa e quindi mi soffermerò solo sugli aspetti più evidenti del tema crudismo. Ricordo solamente che in seguito agli sconvolgimenti climatici avvenuti tra 200000 e 120000 anni fa l’uomo ha subito l’adattamento alimentare, in quanto non avendo le caratteristiche anatomofisiologiche del granivoro, nè tantomeno carnivoro ha dovuto ricorrere alla cottura per rendere commestibile il cereale e la carne, in seguito estesa ad altri tipi di alimento. Questa deviazione non è stata dettata da una scelta, ma da uno stato di pura necessità che non offriva alternative. Oggi, non è più la necessità di procacciarsi il cibo, ma le errate abitudini, i pregiudizi dietetici e soprattutto la schiacciante pressione dell’industria alimentare, con i suoi condizionamenti pubblicitari, che portano l’uomo (non più guidato dall’istinto) sempre più lontano dalla strada della corretta alimentazione crudista.
E’ innegabile che cuocere gli alimenti ha permesso all’essere umano di utilizzare cibi che possono essere difficilmente digeribili, oltre all’inattivazione di microrganismi dannosi. I cereali , ad esempio, contengono amidi (carboidrati complessi) che a seguito della parziale demolizione della catena carboidratica, grazie alla temperatura elevata, divengono più velocemente assimilabili, crudi invece richiederebbero un maggior tempo digestivo; il crudista però può ricorrere alla germinazione o alla destrinizzazione in acqua, come dimostrato da Kellog, Langworth e Devel. Possiamo ricordare, inoltre, che della cottura neutralizza l’antitripsina e l’avidina dell’albume dell’uovo; per il resto la cottura è più legata a motivazioni psicologiche, ai profumi, al gusto, alla preparazione del cibo, all’estetica. Gli alimenti cotti si prestano di più a manipolazioni e all’aggiunta di condimenti ricchi o speziati perchè, nel corso della cottura, hanno perso il loro sapore iniziale e sono divenuti insipidi, ma ciò va al di là delle giuste necessità nutrizionali e appartiene al campo di quelle distorsioni del gusto che la civilizzazione ha forzato.
Certo è che la cottura distrugge gran parte delle sostanze enzimatiche (oltre 800), che concorrono ad una buona digestione e ad una corretta assimilazione dei nutrienti; questo accade perché dopo i 50°C gli enzimi (strutture proteiche), che catalizzano le reazioni biochimiche della digestione, vengono distrutti e non possono dunque più aiutare l’organismo nella digestione. Il Dott. Edward Hovell (che molto probabilmente è l’autorità sugli enzimi più competente a livello mondiale) afferma che ogni persona alla nascita ha una dotazione limitata di enzimi; consumando rapidamente la nostra riserva di enzimi, accorciamo la durata della nostra vita, indeboliamo il nostro sistema immunitario e il corpo si ammala facilmente. Il Dott.Howell aggiunge: “L’abitudine di cuocere il cibo e di lavorarlo con additivi chimici, l’uso di alcool, droghe e farmaci e junk food ( cibo di nessun reale o poco valore nutritivo, come patatine, merendine ecc.) consumano una gran quantità di enzimi dalla nostra riserva limitata. Gli enzimi del cibo forniscono molti degli enzimi digestivi che il corpo dovrebbe prelevare dalla sua riserva limitata se si mangiano cibi cotti. Quando si è vissuto per molti anni con cibi cotti, è facile che la riserva di enzimi si sia esaurita. Se ciò avviene il sistema digestivo userà gli enzimi metabolici per assistere la digestione.
Una carenza di enzimi metabolici, che il corpo usa per funzionare, causerà serie malfunzioni di organi, ghiandole, nervi ecc. Quando la carenza di enzimi metabolici diventa grande, il corpo inizia a deteriorarsi. Scaldare cibi oltre i 46°- 49° distrugge tutti gli enzimi (e le vitamine) e forza il corpo a esaurire le sue riserve di enzimi. Questo causa una dilatazione degli organi digestivi, specialmente del pancreas. Cibi e bevande bollenti nuociono agli enzimi nello stomaco. Gli enzimi sono gli ingredienti attivi che curano la malattia, sono il nucleo centrale del sistema immunitario e sono necessari per mantenersi in salute. E’ l’attività enzimatica che fa funzionare il cervello e rende agevole il lavoro meccanico della memoria: è ciò che mantiene in vita il nostro corpo.
Cuocere il cibo porta alla distruzione in alta percentuale delle vitamine contenute nei cibi: ad esempio le vit. A,C,B1, D in quanto termolabili vengono eliminate (vit.C destrutturata a 60°C, gli enzimi già a 50°C); i sali minerali precipitano e divengono meno utilizzabili. E’ innegabile lo svantaggio dovuto a tali modificazioni chimico-fisiche, le quali limitano notevolmente il potere nutritivo dei cibi. Gli alimenti freschi e crudi posseggono un quantitativo di vitalie, quali enzimi, auxoni, fattori del saprofitismo eubiotico ( definizione del prof. Pecchiai), oligoelementi, vitamine e altro, utilissimi ai processi biologici umani, non ultimi i meccanismi di riparazione e difesa dell’organismo indispensabili a contenere lo squilibrio organico e la conseguente malattia. L’organismo riconosce, anche dopo millenni di deviazioni alimentari, gli alimenti vivi (che consentono di mantenere integro il patrimonio di vitalità) da quelli morti. Vedremo successivamente, in modo più approfondito, come la cottura altera i vari nutrienti, rendendo i cibi morti.
Ora invece, per rendersi conto di quanto la cottura possa essere un disagio per l’organismo basta ricordare gli studi venticinquennali di scienziati, quali il dott. Kuschakoff e collaboratori di Losanna, in merito alla “leucocitosi digestiva”, su migliaia di persone e su sè stessi. La leucocitosi postprandiale è quel fenomeno che si evidenzia con un abnorme aumento di leucociti nel plasma (da 5-6 mila per mm3 a 18-20-30mila) dopo un pasto a base di alimenti cotti. Tutto ciò si verifica nell’arco di 30-40 minuti per rientrare dopo circa 2-3 ore. Siccome la funzione principale dei globuli bianchi è la difesa da organismi estranei e patogeni, il verificarsi della leucocitosi digestiva ci aiuta a capire come i cibi cotti siano avvertiti dall’organismo come agenti estranei, simil-tossici, contro i quali l’organismo attiva i consueti meccanismi di difesa. Tale fenomeno assume le caratteristiche simil-leucemiche transitorie e siccome l’abituale nostra alimentazione è prevalentemente cotta, se non stracotta, e si ripete minimo tre volte al giorno, è legittimo ipotizzare che nel tempo ci siano delle conseguenze e alterazioni, come rilevato da Kuschakoff. Il nostro organismo considera innaturale e pericolosa ogni materia vivente sottoposta a radicale trasformazione molecolare, anche quella che avviene con la cottura, in quanto le sostanze cotte subiscono trasformazioni chimiche irreversibili.
Interessante è notare che tutta questa manifestazione leucocitica non si manifesta quando si assumono cibi crudi, in particolare vegetali freschi, e se assunti prima del pasto cotto riescono a limitare la leucocitosi digestiva (proviamo a rifletterci un pò!). Anche il medico italiano Lusignani, dell’Università di Parma, si era occupato dei meccanismi fisiologici che innescano o sospendono la leucocitosi digestiva, dimostrando che queste variazioni leucocitarie sono dovute a meccanismi nervosi centrali e periferici che, regolando il calibro vasale, determinano, attraverso vasocostrizione o vasodilatazione, l’aumento o la diminuizione dei leucociti. Il nostro organismo reagisce con un rilassamento delle pareti vasali ( e una conseguente diminuzione di globuli bianchi o leucopenia) all’introduzione di cibo crudo, non considerato dannoso dall’intelligenza dell’organismo. L’uomo, quindi, sebbene faccia cuocere i propri cibi da alcune decine di migliaia di anni (ma per milioni di anni è stato crudista) non ha sviluppato alcun adattamento anatomofisiologico al cibo cotto; infatti gli alimenti cotti continuano ad essere rifiutati dall’organismo mediante l’azione di rigetto della leucocitosi postprandiale. L’uomo è l’unico animale che sottoponga a cottura i propri cibi, depauperando così il suo capitale energetico (la leucocitosi richiede un elevato dispendio di vitalità) e obbligando il corpo ad un doppio sforzo per trasformare in materia vivente ciò che lui stesso ha distrutto attraverso l’elevata temperatura. Contravvenendo agli istinti alimentari biologicamente connaturati, l’uomo ha dato così inizio a stati di degradazione e degenerazione fisica e psichica, i cui effetti sono, oggi più che mai, evidenti.
Anche le ricerche condotte da ricercatori quali Pottener, Mac Carrison, Stinner, su vari gruppi di animali (ratti, cani, gatti, scimmie) nutriti da alcuni mesi ad un anno, solo con cibi crudi o solo con cibi cotti, hanno evidenziato che quelli alimentati con cibo cotto mostravano chiari segni di decadimento fisico progressivo con molte manifestazioni patologiche (gengiviti, anemie, carie, tumefazioni tumorali, ulcere, alterazioni cardiache, polmonari e renali). L’evidenza peggiore è che tali degenerazioni si sono tramandate anche alle generazioni successive. Tutto ciò non si è manifestato con gli animali nutriti con crudità. Il ritorno da parte delle cavie malate ad una alimentazione crudivora ha evidenziato anche una progressiva diminuizione dei disturbi manifestati, ma sono occorse quattro generazioni perchè gli animali riacquistassero la salute originaria. Qualcuno potrebbe obiettare che gli animali hanno un biochimismo diverso dagli essere umani, ma i dati invitano la “ragione” ad usare prudenza nell’abbondare con i cibi cotti. Se poi ricordiamo che un pasto cotto richiede una più lunga e laboriosa digestione, mentre i cibi crudi transitano velocemente lungo l’apparato gastrenterico, allora ancora una volta la “ragione” ci invita a consumare sempre prima i cibi crudi in modo da evitare dannose e inutili fermentazioni anomale e putrefazioni, dovute al lungo sostare degli alimenti cotti nei primi tratti digestivi. Non andrebbe sottovalutato e trascurato nemmeno il vantaggio che gli alimenti crudi hanno in merito alla loro consistenza: i cibi cotti in genere sono molli, pastosi e non richiedono grande impegno masticatorio e ritardano i processi digestivi, perchè più difficilmente scissi dalle secrezioni gastroenteriche, pertanto sfavoriscono gli organi masticatori; il crudo invece, più duro, ha una sua azione massaggiatrice a livello gengivale, molto utile a prevenire carie e parodontopatie.